Requiem per la OEx?

Articolo di Mercedes Barrado Timón apparso nel giornale Hoy.es il giorno 30.05.12.

Le immagini sono di proprietà del giornale Hoy.es

Leggi l’originale in spagnolo

  • I musicisti inoltrano una lettera rifiutando il provvedimento e dicono che esistono altre vie per affrontare il deficit
  • Cultura cesserà i contratti del personale dell’orchestra se non accettano la trasformazione in co.pro.

Le prossime settimane saranno cruciali per la continuità o la scomparsa dell’Orquesta de Extremadura (OEx) dopo che ieri in soli dieci minuti si concludesse, con una completa rottura tra le parti, la riunione a Badajoz tra i dipendenti dell’orchestra e Milagros Rodicio, direttrice del CEMART (Centro delle Arti Sceniche e della Musica), organismo dell’Assessorato all’Istruzione e alla Cultura della regione Extremadura. Durante il breve incontro, Milagros Rodicio ha insistito sul fatto che la soluzione migliore per azzerare il deficit di bilancio della OEx (circa 900.000 €) è la conversione degli attuali contratti a tempo indeterminato in contratti di lavoro a progetto. Durante la riunione i lavoratori le hanno consegnato una lettera, firmata dal 100% dei lavoratori dell’orchestra, in cui rifiutano in blocco questa possibilità.

Milagros Rodicio: “Questa soluzione permette di azzerare il deficit ed è la meno dannosa per gli interessi dei musicisti”

Milagros Rodicio ha dichiarato che a partire da adesso i musicisti dovranno accettare o rifiutare individualmente la proposta dell’assessorato. Per farlo, disporranno di un termine legale di quindici giorni a partire dal momento in cui ricevano la comunicazione. Se il cambio contrattuale non fosse accettato da un numero di lavoratori sufficienti a mantenere l’attività abituale dell’orchestra, i contratti sarebbero rescissi con un licenziamento collettivo e l’attuale OEx sparirebbe.

Minuti prima della riunione i musicisti della OEx si sono riuniti vicino alle scale di accesso del Palazzo dei Congressi di Badajoz (sede abituale dell’orchestra N.d.T.) vestiti con abito nero da concerto e il fiocco di raso verde che hanno incluso nella loro uniforme come simbolo di speranza alla viabilità dell’orchestra. Dopo l’arrivo di Milagros Rodicio è iniziata la riunione, ma quando non erano passati neanche dieci minuti si è aperta la porta e i musicisti hanno abbandonato la sala, seguiti dalla direttrice del CEMART. La rottura tra le due parti era chiara e netta.

Rodicio ha difeso che l’idea dell’assessorato alla cultura è sempre stata di mantenere il progetto della OEx con il minor onere possibile e che la soluzione che meglio si adatta è la trasformazione degli attuali contratti di lavoro indefiniti del personale a contratti di lavoro a progetto. “La soluzione, l’accettarlo o non accettarlo, è nelle loro mani”, ha detto. L’incontro di ieri ha confermato l’impossibilità di negoziazione tra le parti dopo che l’assessorato all’Istruzione e alla Cultura considerasse rotte le conversazioni a causa “delle pressioni a cui eravamo sottoposti”. Rodicio qualifica come pressioni il fatto che i musicisti si siano rivolti al pubblico durante i loro concerti per informarlo della loro posizione al riguardo degli sviluppi della situazione, utilizzando per questo fine “la loro giornata lavorativa e una piazza che non era la adeguata”.

Rodicio Milagros ha voluto chiarire che l’assessorato non li considera responsabili della situazione a cui è arrivata l’orchestra, come non lo è l’attuale governo regionale visto che si tratta di una situazione ereditata dall’anteriore giunta “alla quale però dobbiamo dare soluzione”. Rodicio ha detto che si sono studiate “le vie che contemporaneamente ci permettano di saldare il deficit esistente per poter fare una programmazione come si meritano la OEx e gli estremeñi, e che siano le meno dannose per gli interessi dei musicisti” e assicurò che promuovere il cambio dei contratti “è stata una decisione durissima”.

Santiavo Pavón: “Questo è quello che a Napoli si chiama negoziare con la pistola sul tavolo”

Da parte sua, Santiago Pavón, della RSU della OEx, ha detto che l’assessorato non ha mai iniziato una vera negoziazione e che si è limitato a far scegliere “tra la carta di licenziamento o la rinuncia ai nostri contratti”. Il personale della OEx difende che accettare la proposta del governo regionale suppone “rinunciare alla nostra sicurezza lavorativa, chiudere l’orchestra durante vari mesi all’anno e non tenere nessun tipo di garanzia sul fatto che nel futuro si possano recuperare le attuali condizioni contrattuali”.

I musicisti dicono che accettare queste condizioni significa compromettere il servizio pubblico che prestano e che potrebbe convertirsi “nell’inizio della fine dell’orchestra”, al debilitare l’organigramma della Fondazione e facilitare una dissoluzione a buon mercato della stessa. Santiago Pavón dichiara che si son sentiti minacciati con la proposta del licenziamento collettivo e con un’altra proposta che era il licenziamento di vari lavoratori. “Questo è quello che a Napoli si chiama negoziare con la pistola sul tavolo”, ha affermato. Dice che i mesi scorsi sono stati superati a scapito di tagli degli stipendi, equiparandoli a quelli dei funzionari, quando in realtà dipendono da una fondazione, e a scapito di una riduzione dell’organico, visto che non si coprono ne il personale in aspettativa ne il personale in malattia. Tutto questo avrebbe avuto come risultato un risparmio superiore a quello che lo stesso assessorato si aspettava ma “il suo gioco è stato quello di allontanare la meta mentre ci si avvicinava”. I lavoratori hanno offerto di posporre i loro stipendi per permettere di estinguere il debito contratto con l’Istituto per la previdenza sociale (negli anni scorsi non si versarono le trattenute dei lavoratori N.d.T.), però la loro proposta è stata rifiutata. E sono partiti verso Mérida (capitale autonomica sede del governo regionale, N.d.T.) per consegnare la lettera in cui rifiutano il cambio dei contratti.

Traduzione dallo spagnolo: apoyoalaoex@gmail.com
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